Dieta miti da sfatare

Le “leggi” dietetiche di ieri sono oggi dei tabù. Negli ultimi anni il cosiddetto “buon senso dietetico”, condiviso dalle commissioni nutrizionali governative, dagli ambienti scientifici e dai medici, ha promosso diete con pochi grassi, poche proteine e molti carboidrati.
Questa filosofia ha dominato il campo e riempito gli scaffali dei supermercati con migliaia di prodotti ipolipidici-iperglucidici e contribuisce a caricarci di ansia e sensi di colpa quando non mangiamo “come dovremmo”.
Ciò che è peggio, queste diete, pur seguite con religioso fervore, fanno spesso ingrassare ulteriormente. Alcune di queste diete aumentano addirittura il rischio di patologie gravi, vi mantengono grassi e vi impediscono di vivere in ottima salute.
Il numero di persone in sovrappeso è sempre in aumento. Più ossessionati si è di essere magri, più si ingrassa.
Questo perchè ?
Perchè molte delle nostre “regole” nutrizionali sono SBAGLIATE !
Causa dell’obesità: l’eccesso di carboidrati !
Perché le diete iperglucidiche fanno ingrassare ?Pane
Tutti abbiamo bisogno di una certa quantità di carboidrati per produrre energia e rifornire il cervello di glucosio.
L’organismo immagazzina carboidrati solo nel fegato o nei muscoli, sotto forma di glicogeno. Ma il totale di carboidrati immagazzinabile nell’organismo è in pratica molto limitato (circa 300-400 gr nei muscoli e 60-90 gr nel fegato).
Quando si fa un pasto ricco di carboidrati e pieni di amidi, zuccheri e frutta, la vostra glicemia sale rapidamente. Entra allora in scena l’insulina che converte parte del glucosio in glicogeno, che viene immagazzinato nei muscoli e nel fegato per le future esigenze energetiche.
Però, se tutte le aree di deposito del glicogeno sono piene e c’è una quantità maggiore di glucosio che rimane nel sangue rispetto alle esigenze del corpo, l’insulina converte l’eccesso in trigliceridi (principale componente dell’adipe).
L’insulina prodotta a seguito dell’eccesso di carboidrati, scatena quindi un accumulo di adipe e impedisce l’utilizzo di quello già accumulato.
Sono i carboidrati ad alto I.G. che tendono a provocare picchi di glicemia facendo secernere notevoli quantità di insulina. Quasi tutti i frutti e le verdure ricche di fibre hanno un basso I.G. Tutti gli amidi, il pane e la pasta (ma non tutti i tipi) ce l’hanno altissimo.
piramide alimentarePer colmo di ironia essi costituiscono la base della “piramide alimentare” della “corretta alimentazione”!
Di conseguenza, quando mangiate uno di quei pasti ricchi di carboidrati, probabilmente immagazzinerete una buona parte su quei rotoli di grasso dei fianchi o della pancia !
Qualora l’insulina sia cronicamente elevata oppure salga e scenda come uno yo-yo, come accade quando fate pasti con abbondanza di carboidrati, allora diventa un ormone lipogenico (che induce la produzione di grasso) estremamente potente.
Ne consegue l’obesità.
L’obesità con grasso viscerale (nella cavità intraddominale) è spesso accompagnata da diabete o ipertensione. Uno studio ha indicato che l’obesità con grasso viscerale era presente in quasi il 90% dei pazienti con coronaropatia.
In uno studio è stato scoperto che sostituire i grassi saturi con i carboidrati ha comportato maggiori livelli ematici di trigliceridi e minori di HDL; doppia iettatura che aumenta i rischi di problemi cardiaci…
L’uso eccessivo di zuccheri raffinati porta all’iperglicemia che porta all’ipertrigliceridemia, a concentrazioni basse di HDL soprattutto nelle persone con qualche grado di resistenza all’insulina.
Il consumo di zuccheri ad alto I.G. è associato ad un aumento del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e del rischio di infarto miocardico.

Proteine: sempre trascurate e demonizzate !
ProteineNella mitologia nutrizionale contemporanea i carboidrati sono i buoni, i cattivi sono i grassi e le proteine.
Ma le proteine sono la base di ogni forma di vita, la sostanza presente in maggior quantità nel nostro corpo dopo l’acqua.
E’ il maggior elemento strutturale delle nostre cellule, degli enzimi e del sistema immunitario.
Nove amminoacidi sono essenziali e devono essere forniti con la dieta. Senza il costante apporto di questi amminoacidi essenziali la sintesi proteica rallenta o si arresta.

Grassi: che fobia !
E’ forse la parola più temuta nel dizionario dietetico.Olio
I grassi contenuti nella dieta non fanno ingrassare, non solo, per perdere grasso bisogna ingerire grassi. Sembra un’eresia nutrizionale ma è scientificamente provato.
Contrariamente a quello che si crede, l’ossidazione dei grassi è regolata anzitutto dalla quota di carboidrati e non da quella dei grassi.
La cultura occidentale ha inculcato per almeno 30 anni lo slogan “i grassi fanno male”. Quasi tutti sono coinvolti in quella che pare essere una cospirazione.
Gli effetti positivi dei carboidrati e negativi dei grassi sono stati esaltati e guardati con i paraocchi e con una determinazione e caparbietà che avrebbero reso fieri alcuni dei nostri antenati meno tolleranti. Soprattutto quelli che erano tra la maggioranza quando affermavano che la terra era piatta e al centro dell’universo. Sembra che tutti pensino che la miglior dieta per ognuno di noi sia quella ricca di carboidrati complessi, con poche proteine e una ridotta quantità di grassi.
Ed ora ecco una verità che vi sorprenderà: I GRASSI FANNO BENE !
Una dieta più ricca di grassi aiuta a perdere peso e adipe.
Per molti, infatti, la dieta iperglucidica può far perdere peso ma anche tono muscolare. L’adipe può calare ma cala anche la forma e la tonicità del corpo.
E’ ora di informare la popolazione sulla fallacia delle diete ipolipidiche e dell’importanza dei grassi.
Un articolo pubblicato dalla CBS nel giugno del 1999 riporta: “L’assunzione di grassi è adesso al suo minimo storico e l’obesità al suo massimo storico.”
La gente mangia meno grassi e diventa più grassa !
Allora l’unica conclusione è la seguente: una dieta con molti carboidrati e pochi grassi può essere pericolosa per la salute.

L’ esempio americano
obeseCome già detto, il messaggio di scienziati e nutrizionisti è semplice: consigliarono agli Americani di mangiare meno grassi e più carboidrati. “E’ così che si dimagrisce” sostenevano !
Ma non è andata così !
Gli Americani sono senza dubbio il popolo più grasso del pianeta e diventano sempre più grassi. In questi ultimi anni, il consumo dietetico di alimenti ricchi di grassi saturi e di colesterolo è diminuito, mentre il peso medio dei giovani è aumentato di 5 Kg.
La loro passione per i carboidrati raffinati prese piede solamente all’inizio del XX secolo. Bevande a base di cola e prodotti con farina bianca raffinata e zucchero vennero introdotti solamente all’inizio del secolo scorso.
Prima di allora lo zucchero era proibitivamente costoso per la maggior parte delle persone e in quel periodo non si era mai sentito parlare di malattie cardiache…

Il paradosso francese (e altri)
Francesi
paris_torre.jpg (26243 byte)I francesi sembrano amare molto i grassi alimentari e sono assai orgogliosi della loro cucina ricca di burro, formaggio, prosciutto, bacon, salsicce e molti altri alimenti ricchi di grasso.
Nonostante questo, i francesi possiedono una minore percentuale di malattie alle coronarie rispetto ad ogni altra nazione occidentale.
Eschimesi
eschimesi Le tribù eschimesi sono persone robuste che godono di ottima salute con diete iperlipidiche.
Nonostante la loro dipendenza dai grassi alimentari, sperimentano poche malattie alle arterie e al cuore.
Gli eschimesi della Groenlandia hanno una dieta costituita principalmente da burro, formaggio, carne e pesce.
Le malattie cardiache erano quasi sconosciute fino al momento in cui (in tempi recenti) la civilizzazione occidentale apportò cambiamenti alimentari alla loro società.
Stessa situazione per gli eschimesi del Canada ed Alaska, la loro dieta iperlipidica ricca di olii di pesce ha permesso di scoprire ed esaminare i benefici per la salute di questi importanti lipidi.
Masai
Masai Questo popolo africano vive seguendo una dieta costituita quasi esclusivamente di carne, latte e sangue.
Nonostante la loro dieta, i Masai possiedono un buon profilo del colesterolo e presentano una ridotta incidenza di coronaropatie.

Spagnoli
toreriGli spagnoli sono soliti fumare molto, la carne è il perno della loro alimentazione, la caffeina è trattata alla stregua dell’acqua e lo stile di vita quotidiano delle persone non è propriamente spartano.
Eppure gli spagnoli sono tra i popoli europei più longevi.
Il fatto che bevano molto vino e apprezzino molto il pesce, può dirla lunga sulla loro longevità. I carboidrati sono consumati in quantità inferiore rispetto agli americani.
Risulta chiaro che c’è qualcosa di sbagliato nelle teorie che leggiamo sulla stampa popolare.
L’idea che i grassi saturi di per sé causino malattie cardiache oltre ai tumori è quindi sbagliata.

Altri miti da sfatare:
La carne rossa fa male.
I pericoli della carne rossa sono stati gravemente esagerati.
Ci hanno sempre detto che eleva il colesterolo e le patologie coronarie.
Uno studio recente ha dimostrato che la carne rossa ha effetti positivi sul colesterolo sierico e sui trigliceridi. La carne contiene l’acido linoleico coniugato (CLA), potente anticarcenogeno e agente lipolitico. Inoltre contiene tutte le vitamine del gruppo B, la vitamina A, la vitamina D, lo zinco, il ferro, il fosforo, il potassio, il magnesio e molte proteine di elevata qualità.
CarneL’acido stearico e il palmitico che costituiscono gran parte dei grassi saturi presenti nel manzo ha un effetto minimo sul colesterolo sierico e non aumenta l’LDL. Alcuni studi hanno dimostrato che l’acido stearico abbassa i livelli di LDL e il motivo potrebbe essere che viene prontamente convertito nel corpo in un acido grasso monoinsaturo.
I nostri antenati mangiavano carne in una certa misura per molte migliaia di anni e noi siamo geneticamente predisposti per fare il massimo impiego di tutto quanto ha da offrire.
D’altra parte abbiamo anche la capacità di mangiare e usare vari tipi di alimenti vegetali. Dopo tutto, il nostro processo evolutivo ci ha portato attraverso molte fasi alimentari nelle quali tanto la carne quanto gli alimenti vegetali erano presenti nella nostra dieta in varie proporzioni secondo uno spettro continuo con due estremi: le diete tutte di carne e le diete completamente vegetali.
Quindi l’uomo, sottoposto ad un processo evolutivo possiede la capacità genetica di usare i grassi, compresi i depositi corporei di adipe, come la nostra principale fonte energetica, una capacità che non è pienamente utilizzata da quelli che oggi seguono diete ricche di carboidrati.
Relazione tra grassi saturi e malattie cardiache
CuoreI grassi che provengono da fonti animali che contengono sia il colesterolo che i grassi saturi sono presentati come le bestie nere della dieta civilizzata.
La teoria che esiste una relazione diretta tra la quantità di grassi saturi nella dieta e l’incidenza delle malattie alle coronarie, come anche certi tipi di tumori, è stata proposta oltre quattro decadi fa. Poco è cambiato per questo dogma anche se numerosi studi successivi hanno investigato i dati e le conclusioni originali.
In effetti ci sono ben POCHE prove per sostenere la disputa che una dieta povera di colesterolo e grassi saturi riduca veramente l’incidenza di decessi per malattie cardiache o che in qualche modo aumenti la durata della vita.
Infatti se le malattie cardiache sono arrecate da un consumo di grassi saturi, ci si dovrebbe aspettare un corrispondente aumento dei grassi animali nella dieta americana.
In realtà è vero il contrario. L’incidenza di malattie cardiache è aumentato drammaticamente tra il 1910 e il 1970, ma il rapporto dei grassi animali nella dieta americana è calato dall’83% al 62% e il consumo di burro è caduto a picco da 8,1 Kg annui per persona a 1,8 Kg.
Durante gli ultimi ottanta anni, la quota di colesterolo introdotto con l’alimentazione è aumentata solo dell’1% . Durante il medesimo periodo la percentuale di grassi vegetali alimentari sotto forma di margarina, grasso da pasticceria e olii raffinati è aumentata di circa il 400% e il consumo di zuccheri e alimenti raffinati del 60% circa.
Ridurre l’assunzione dei grassi al 20% o anche meno è quindi insensato.
Meno grassi mangiamo, meglio staremo ? ! ??
Molte persone non comprendono che alcuni grassi sono assolutamente indispensabili per la salute.
Gli acidi grassi insaturi omega-3 e omega-6 sono essenziali perchè il corpo non è in grado di sintetizzarli. Gli omega-3 sono le sostanze che sembrano proteggere gli eschimesi dalle malattie cardiovascolari.
Secoli fa ricavavamo molti omega-3 dalle piante selvatiche, dal pesce e dalla selvaggina. Oggigiorno poiché gli alimenti molto ricchi di omega-3 sono facilmente deperibili, vengono evitati dalle industrie alimentari.
Poiché i grassi polinsaturi e in particolare gli omega-3 sono instabili e irrancidiscono facilmente, altri prodotti nocivi dell’idrogenazione hanno preso il loro posto.
La nostra alimentazione è molto ricca di acidi grassi polinsaturi e in particolare di omega-6 ma povera degli indispensabili omega-3. Recenti ricerche hanno rilevato che troppi omega-6 nella dieta possono interferire con la produzione di prostaglandine, provocare infiammazioni, ipertensioni, depressione, cancro ed aumento ponderale.
I grassi saturi alimentari sebbene non siano chiamati essenziali, sono assolutamente necessari nella dieta perchè contribuiscono ad un’utilizzazione ottimale degli acidi grassi essenziali (EFA), apportano velocemente energia e potenziano il sistema immunitario.
I grassi alimentari addizionali sono consumati a scopi energetici piuttosto che contribuire all’accumulo di colesterolo nelle arterie.
L’acido oleico (monoinsaturo contenuto nell’olio di oliva e nella carne rossa) abbassa il livello di colesterolo sierico e l’LDL.

L’acido stearico (saturo contenuto nel manzo) ha un effetto minimo sul colesterolo e non alza i livelli di LDL e viene prontamente convertito nel corpo in un acido grasso monoinsaturo.
E’ possibile prevenire l’insorgenza di certe patologie se si includono grassi nella dieta.
I grassi monoinsaturi aiutano a ridurre il rischio di malattie cardiache.
Inoltre i grassi saturi che si trovano nella cioccolata e nella carne contengono l’acido stearico che, a differenza di altri acidi grassi, non aumenta il colesterolo nel sangue.
Il consiglio delle autorità americane di consumare meno grassi ha portato una fobia verso di essi.
E’ ora che ogni tanto si consumino questi alimenti, non solamente per il gusto ma perchè ci fanno bene.

Conclusioni
Si è sempre pensato che l’assunzione elevata di lipidi sia responsabile del sovrappeso e che l’unico rimedio sia l’utilizzo universale di diete ricche di carboidrati complessi e povere di lipidi.
Sono invece le diete ricche di carboidrati e la conseguente risposta insulinica i responsabili, nella nostra società di sovrappeso, e di molte attuali malattie e non i grassi alimentari.
Ma le diete che restringono l’assunzione dei carboidrati a meno della percentuale comunemente accettata del 55-70% sono però spesso criticate dalla maggioranza conservatrice in quanto viste come bizzarre e poco salutari.

a cura di Gabriella Violi Dietista

Combattere il colesterolo a tavola

Una alimentazione abbondante e scorretta altera l’equilibrio tra apporto calorico e necessità energetica dell’organismo. Una dieta troppo ricca di grassi provoca un innalzamento eccessivo e persistente dei lipidi nel sangue.

Ma che cosa è il colesterolo?

Il colesterolo è una sostanza che circola nel sangue in parte prodotta dal nostro fegato, in parte introdotta nel corpo attraverso l’alimentazione, è trasportata da particolari proteine chiamate lipoproteine   quali HDL colesterolo buono e LDL colesterolo cattivo.                                                                                              Il colesterolo svolge nell’organismo un ruolo molto importante, ma alti livelli nel sangue possono risultare dannosi.                                                                                                              Per questo motivo, ridurre il colesterolo è un passo importante per mantenere in salute il cuore.

Spesso dopo aver ritirato il referto degli esami del sangue diciamo:” Ho il colesterolo” Tutti l’abbiamo, e non potremmo farne a meno, il problema deve sorgere quando la sua concentrazione supera un certo valore (si chiama ipercolesterolemia).    

Indicazioni per la valutazione dei valori del colesterolo nel sangue:

Classe di colesterolo Valori Classificazione
Colesterolemia totale (mg/dl) < 200
200-239
≥240
Valore desiderabile
Valore borderline
Valore elevato
Colesterolemia HDL (mg/dl) >50 Valore desiderabile

Il colesterolo in eccesso tende a depositarsi sulle pareti delle arterie formando delle incrostazioni dette placche aterosclerotiche, che impediscono il normale flusso di sangue e quindi il nutrimento dei tessuti dell’organismo che può causare un evento temporaneo (ischemia) o di lunga durata (infarto, con danni permanenti all’organo stesso).

Quali sono i fattori di rischio?

Sono molti i fattori che influenzano il benessere del nostro cuore. Alcuni di questi non possono essere modificati (come l’età e l’ipercolesterolemia familiare), ma per altri possiamo fare molto (fumo obesità, alimentazione ecc.).

Cosa puoi cambiare                                      

Cosa non puoi cambiare

 

Il livello di colesterolo nel sangue La tua età
La pressione sanguigna La tua storia familiare o personale
Il fumo Fattori etnici
Il peso Il genere (maschio/femmina)
L’attività fisica  
Lo stress  
La tua alimentazione  
Il consumo di alcol  
   

 

L’alimentazione svolge un ruolo importante nella prevenzione dei danni dovuti all’eccesso di colesterolo?

Il colesterolo è contenuto solamente in cibi di derivazione animale che sono tutti cibi ricchi di grassi saturi. Il tuorlo dell’uovo e le interiora – come fegato e polmoni – in particolare, contengono molto colesterolo. I cibi di derivazione vegetale (frutta, verdura, cereali) non contengono colesterolo.       La quantità di colesterolo introdotto con la dieta non dovrebbe superare i 300 mg al giorno. Anche la vita sedentaria può contribuire ad accrescere i valori del colesterolo.

 

uali regole seguire?

  1. Una buona regola cuocere gli alimenti senza usare condimenti grassi (quindi no alle fritture) possiamo utilizzare la griglia o la piastra, oppure cuocere al cartoccio o al vapore.
  2. Vanno limitati – se non eliminati del tutto- burro, lardo, le salse; meglio un cucchiaio di olio d’oliva crudo, se temete che le vostre pietanze perdono di gusto, provate a utilizzare, in alternativa ai grassi, le erbe aromatiche; ne esistono tantissime e sono molto saporite. Qualche esempio? La menta, l’origano, il timo.
  3. Preferire la carne “bianca” pollo, tacchino, coniglio – alle carni più grasse, come quella di maiale (comprese salsiccie, pancetta, prosciutto con grasso, salame), di anatra e di oca; fra i salumi, meglio la bresaola o il prosciutto magro, ricordarsi di eliminare dalla carne sia la pelle che le altre parti grasse.
  4. Il pesce può rappresentare una sana alternativa alla carne è nutriente e non contiene grassi dannosi (grassi saturi). Mangiatelo spesso; gli acidi grassi polinsaturi presenti nel pesce abbassano il tasso di trigliceridi nel sangue, svolgono un’azione antitrombotica e sono ottimi antiaritmici. Almeno 3/4 pasti alla settimana dovrebbero essere a base di pesce (ovviamente cucinato in modo adeguato, cioè alla griglia, arrosto, bollito, al vapore, escludendo invece i fritti)
  5. Le uova sono molto ricche di colesterolo; il loro uso è quindi da limitare; stesso discorso per gli alimenti nella cui preparazione vengono impiegate uova, come pasta, maionese, creme, torte eccetera.
  6. A proposito di latticini, meglio il latte scremato di quello intero (lo stesso vale per lo yogurt) la panna va lmitata così come i formaggi grassi ( taleggio, gorgonzola); bene invece i formaggi cosiddetti magri (ricotta vaccina, fiocchi di latte).
  7. Qualcuno, demoralizzato, può chiedere con un certo risentimento; “Ma che cosa ci resta da mangiare?” Molti alimenti frutta e verdura a volontà purchè crude o cotte senza condimenti sospetti , pasta e riso – anche in questo caso non bisogna esagerare con i sughi – pane bianco o integrale con moderazione e…, molta acqua naturale.
  8. Infine ma non meno importante l’Attività fisica
    Fare attività fisica contribuisce a normalizzare il livello del colesterolo: contribuisce a mantenere sotto controllo il peso e a “bruciare” i grassi. E’ necessario praticare movimento in modo costante, ogni giorno.

Come controllarlo?

Per controllare i livelli si può ricorrere all’autoanalisi (con una semplice puntura del polpastrello) si preleva una goccia di sangue che viene esaminata da un analizzatore automatico.

Prima di effettuare il prelievo, bisogna astenersi da alcol (per 72 ore) e da cibo (per 12 ore).

 a cura di Gabriella Violi Dietista 

 

 

 

 

Una sana alimentazione per invecchiare in salute

 

Avere uno stile di vita sano significa compiere scelte salutari in più ambiti della vita quotidiana: praticare esercizio fisico regolare, adottare un’alimentazione corretta, sana ed equilibrata, non fumare, imparare a gestire lo stress, ci aiuta a combattere tassi elevati di Trigliceridi.

 

Spesso i trigliceridi si associano ad altri fattori di rischio come il Diabete, l’Ipertenzione e l’Obesità causa di malattie cardiovascolari.

 

Cosa sono i Trigliceridi

Costituiscono la maggior parte del materiale lipidico (grassi) che ingeriamo con gli alimenti

Essi svolgono nel nostro organismo essenzialmente la funzione di riserva energetica: le calorie in eccesso, quindi, vengono trasformate in queste sostanze, per poter essere immagazzinate con facilità. Il loro aumento dipende nella maggior parte dei casi da una scorretta alimentazione.

 

Come tenerli sotto controllo

Riducendo l’assunzione di tutti i cibi, equilibrando l’apporto calorico tra i vari nutrienti, aumentando il dispendio energetico, e migliorando il peso corporeo, si otterrà la riduzione dei trigliceridi. Se ciò non bastasse il Curante interverrà con terapia farmacologia.

 

Quali alimenti prediligere

Gli zuccheri complessi a lenta digeribilità, come la pasta preparata e cotta “all’italiana”, vengono assorbiti più lentamente dall’intestino rispetto agli zuccheri semplici, o anche rispetto agli zuccheri complessi a più rapida digeribilità, come quelli contenuti per esempio nel pane e nelle patate.

Di conseguenza, essi entrando meno velocemente nel sangue, stimolano una minore produzione di trigliceridi da parte del fegato. Anche il fruttosio, lo zucchero presente nella frutta, soprattutto in quella autunnale (cachi, fichi, uva) ed esotica (banane, mango, ananas,ecc.) rappresenta un potente stimolo alla produzione di trigliceridi. Si consiglia pertanto di preferire il più possibile cereali e derivati non raffinati (integrali), di limitare la frutta (in particolare quella più zuccherina) a 2-3 frutti al giorno (300-400g) e di ridurre il più possibile, o meglio evitare, lo zucchero e le bevande dolci.

 

 

 

 

La verdura è ricca di fibra alimentare, che svolge una efficace azione di controllo dell’assorbimento intestinale dei grassi. La fibra contenuta nei legumi (che sono tra l’altro ricchi di zuccheri a lenta digeribilità) è particolarmente interessante, da questo punto di vista.

Inoltre la fibra vegetale è scarsamente sensibile alla cottura: l’effetto descritto, pertanto, si mantiene anche nella verdura cotta.

 

Quali Grassi preferire?

Gli oli vegetali, ricchi di grassi insaturi.

I grassi saturi, caratteristici dei cibi di origine animale, ma largamente presenti anche in grassi vegetali come l’olio di palma e di cocco, come nelle margarine e negli alimenti che li contengono, tendono a stimolare la produzione di colesterolo e di trigliceridi da parte del fegato, mentre i grassi insaturi,di cui sono ricchi gli oli vegetali, come l’olio di mais, svolgono un effetto opposto.

RIDURRE SENSIBILMENTE O ELIMINARE L’ALCOL

L’alcol in tutte le sue forme (vini, liquori, birra) stimola in molti soggetti un’intensa produzione di trigliceridi da parte del fegato. In presenza di ipertrigliceridemia, pertanto, è necessario un controllo o meglio l’abolizione di questa sostanza.

AUMENTARE IL CONSUMO DI PESCE

I grassi di alcuni pesci (anguilla, tonno fresco, salmone fresco, sarde, sardine, sgombro, aringhe) sono caratterizzati da tre interessanti proprietà: sono efficaci nell’abbassare il tasso dei trigliceridi

nel sangue, svolgono un’azione antitrombotica (simile entro certi limiti a quella, ben nota, posseduta dall’aspirina) e sono inoltre dei buoni antiaritmici.

Consumare pesce almeno 2 o 3 volte a settimana (o almeno un apporto adeguato di acidi grassi omega-3 da alimenti integrati o arricchiti) dovrebbero entrare stabilmente nell’alimentazione.

 FARE ATTIVITÀ FISICA

Aumentare la propria attività fisica contribuisce in vari modi a normalizzare il tasso dei trigliceridi. Può aiutare a controllare il peso corporeo, un elemento, come si ricordava, di riconosciuta importanza da questo punto di vista, ed aiuta inoltre i muscoli a “bruciare” meglio i trigliceridi stessi per produrre

l’energia necessaria per il movimento.

Praticare un’adeguata attività fisica, tra l’altro, è un elemento essenziale di ogni ricetta per il benessere e la salute.

 Consigli

Un elevato tasso di trigliceridi nel sangue può essere la conseguenza di malattie a carico del rene (la sindrome nefrosica, per esempio), del diabete mellito, o dell’uso di certi farmaci. Il curante, talvolta con l’aiuto di alcuni esami appropriati, potrà chiarire la causa della ipertrigliceridemia ed attivare,

a questo punto, un intervento terapeutico mirato.

Il curante potrà decidere, in certe situazioni, la prescrizione di farmaci specifici per ridurre il tasso dei trigliceridi nel sangue. Questi farmaci vanno assunti con continuità, come i farmaci per il diabete o la pressione o il colesterolo.

Se i farmaci procurano disturbi (cosa che accade peraltro raramente), non sospendete il trattamento, ma consultatevi con il vostro medico. Per misurare correttamente il tasso dei trigliceridi, e vedere se esso si è modificato dopo una dieta adeguata o grazie all’effetto di un farmaco, è necessario essere a digiuno, al momento del prelievo, da almeno 12 ore, ed aver consumato, la sera precedente, un pasto leggero.

a cura di Gabriella Violi Dietista 

 

 

 

 

 

La conta dei CHO: Istruzioni per l’uso

Sono stati demonizzati i CHO. La conta dei CHO è un metodo Scientifico che sfata tutte le false credenze riguardo l’Alimentazione nella Malattia Diabete Mellito.

 

 

La persona con diabete oggi con le giuste conoscenze, le giuste dosi e un po’ di impegno può avere una vita flessibile grazie alla conta dei carboidrati.

 

La conta dei Carboidrati o calcolo dei Carboidrati, rappresenta un nuovo approccio

alla cura del diabete. E’ un metodo di pianificazione del pasto che richiede un poco

d’ impegno ma permette flessibilità e libertà di scelta nell’alimentazione,

in pratica ci permette di regolare le dosi di insulina in funzione della quantità

di carboidrati che si consumano nei diversi pasti.

Può essere considerato lo stato dell’arte della Terapia Nutrizionale, può essere proposta a tutte le persone con diabete mellito in terapia intensiva o con microinfusore.

Imparare il calcolo dei carboidrati richiede un minimo di impegno, non è cosa di un giorno, ci vuole la conoscenza e pratica nella quotidianità.

In primis apprendere cosa sono i carboidrati, in quali alimenti sono contenuti e quale ruolo svolgono nell’organismo.

 

L’importanza dei carboidrati

I Carboidrati sono nutrienti indispensabili e vengono chiamati anche zuccheri o glucidi (da glucos = dolce). La loro importanza consiste nel fatto che forniscono rapidamente energia necessaria alle cellule del nostro corpo. L’assunzione giornaliera raccomandata è pari al 45-60% dell’apporto calorico totale, con preferenza per i carboidrati a lento assorbimento.
Occorre conoscere quali sono gli alimenti che contengono carboidrati e quali invece non li contengono, o che comunque ne contengono parte irrilevante per cui influiscono poco sul tasso dello zucchero nel sangue (Glicemia)

Ecco la lista:

 

 ALIMENTI CARBOIDRATI O ZUCCHERI (CHO) PROTEINE GRASSI DI ORIGINE ANIMALE GRASSI DI ORIGINE VEGETALE
LATTE E LATTICINI Si, contengono uno zucchero chiamato lattosio SI SI NO
PANE E PASTA Si, in maniera prevalente SI NO in quantità minime
CEREALI E DERIVATI IN GENERE Si, in maniera prevalente SI NO in quantità minime
LEGUMI SI SI NO SI
CARNE, PESCE, UOVA In misura nulla o molto bassa SI SI NO
FRUTTA Si, contengono uno zucchero, il fruttosio In misura trascurabile NO In misura trascurabile
VERDURA Si in misura non considerevole, eccezion fatta per la patata

 

In misura trascurabile NO In misura trascurabile
CONDIMENTI NO NO Burro, margarina, strutto, lardo, panna Olio d’oliva e di semi

 

 

 

TRASFORMAZIONE DEGLI ALIMENTI ASSUNTI

CON L’ALIMENTAZIONE IN GLUCOSIO

ALIMENTO GLUCOSIO TEMPO
CARBOIDRATI 90% 45-60 MIN
PROTEINE 60% 4 ORE
LIPIDI 10% MOLTE ORE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N.B. Se assunti in quantità corretta e costante i grassi e le proteine contribuiscono in scarsa misura al fabbisogno insulinico

 

Il passo successivo richiede un allenamento di memoria e di attenzione. Bisogna imparare quanti carboidrati ci sono in una determinata quantità di alimento, ad esempio:

Carboidrati con prevalenza di amido

(gr. di carboidrati per 100 di alimento al netto degli scarti) mediamente contengono:

pane              55

pasta              75

riso                 80

pizza               53

cracker salati   80

fette biscottate 83

legumi secchi   55

fiocchi di mais   88

biscotti secchi   79

 

 

 

 

Carboidrati con prevalenza zuccheri semplici

(gr. di carboidrati per 100 di alimento al netto degli scarti)

 

Zucchero da cucina    100

Latte                         5

Miele                       80

Marmellata              58,7

 

 

Bevande zuccherate x 100 gr.

Succo di frutta  15

Succo di Arancia 8

Birra                4,5

Coca cola        11

Gassosa          10

 

Frutta x 100 gr.

Albicocche, arance, anguria,fragole,limoni 6

Ananas, ciliegie,pere,susine, mele             10

Fichi,uva, banane,mandarini                     14

 

 

 

Ecco un esempio di un pasto:

 

Alimenti Gr. al crudo Gr. x CHO :100 Quantità di CHO
Pasta al pomodoro 60 g 60 x 75 : 100 45 g
Vitello arrosto 100 g 100 x 1 : 100 1 g
Olio d’oliva 1 cucchiaino   —–
Pane 30 g 30 x 55 : 100 16,5 g
Insalata verde 150 g 1 x 150 : 100            10 g
pera 100 g                100 x 10: 100            10 g
  TOTALE CARBOIDRATI 82,5

 

 

 

 

Cosa bisogna fare? Bisogna memorizzare la quota di carboidrati contenuta in ogni alimento, e valutare con precisione il peso della razione scelta. All’inizio allenarsi utilizzando la bilancia e pesare gli alimenti a crudo e/o a cotto, successivamente

Si potranno utilizzare le unità di misura alternative es. il cucchiaio, il mestolo il bicchiere, il pugno ecc.

Tutto questo permetterà a riconoscere ad occhio il peso di una porzione media dei diversi alimenti che si consumano più frequentemente e quindi poter facilmente contare i carboidrati in essa contenuti, ogni tanto mettiamoci alla prova stimando le porzioni e controllando con la bilancia.

L’attenta lettura delle etichette nutrizionali che si trovano sui cibi confezionati riportano con precisione le percentuali dei nutrienti, e potranno esserci di aiuto.

Il passo seguente è quello della verifica, per almeno due settimane in condizioni di vita normale annotiamo su un diario le glicemie secondo lo schema suggerito dal diabetologo, la quantità di carboidrati consumati ad ogni pasto,

la dose d’insulina praticata ed eventuale attività motoria o episodi di ipoglicemia.

 Calcolare la quantità di Insulina

Una volta imparato a contare i carboidrati del pasto si può regolare la dose di insulina in base all’introito di carboidrati.

 A questo punto non ci resta che individuare il nostro rapporto insulina /carboidrati

ovvero bisogna sapere quanti grammi di carboidrati sono metabolizzati da un’unità di insulina. Ovviamente il calcolo è applicabile solo se le glicemie riscontrate rientrano nel target concordato con il diabetologo.

Mediamente una persona magra con una unità di insulina ‘metabolizza ’ 20 grammi di carboidrati, una persona in sovrappeso metabolizzerà con una unità di insulina 10 grammi.

È importante ricordare che il rapporto insulina/carboidrati varia da persona a persona e può essere diverso per la colazione, il pranzo e la cena.

 

RAPORTO INDIVIDUALE INSULINA /CARBOIDRATI:

 

grammi di carboidrati introdotti con il pasto

———————————————————-

 dose di insulina rapida iniettata prima del pasto

 ESEMPIO:

glicemia prima del pranzo 120 mg

100 gr. di cho   (70gr. pasta, 40 gr. pane, 150 gr pollo, 200 gr. di pera)

Dose praticata 5 unità

Glicemia due ore dopo il pranzo 135 mg

In questo caso il rapporto ins/CHO è di 1: 20 (100gr di CHO: 5 U di insulina = 20 gr)

Cioè una unità di insulina mi fa assumere 20 gr. di carboidrati

 In alternativa vi è un altro metodo la regola del 500

Nel caso in cui la glicemia postprandiale rientri nei target si dovrà dividere 500 per la dose totale di insulina giornaliera il risultato ottenuto esprime i grammi di carboidrati che 1 unità di insulina ultrarapida permette di utilizzare

 Come effettuare le correzioni
A volte, se si riscontra una glicemia troppo alta prima di un pasto, potrebbe essere necessario di dover adeguare la dose di insulina. Per calcolare la quantità supplementare di insulina a quella già prevista occorre calcolare il cosiddetto fattore di sensibilità. Esso si ottiene dividendo un numero fisso (1500 per chi usa l’insulina rapida o 1800 per chi usa l’analogo rapido ) per il numero totale di unità giornaliere (la media). Il valore ottenuto rappresenterà la quantità di calo glicemico espresso in mg/dl ottenibile aggiungendo un’unità di insulina.
Ipotizzando una quantità totale di insulina rapida giornaliera di 45 U il calcolo sarebbe il seguente

1500 o 1800 : totale unità giornaliere

insulina

= calo previsto in mg/dl per unità aggiunta
Numero fisso

1800

: 45 U = 40 mg

 

In pratica dividendo l’eccedenza di insulina misurata rispetto al valore ottimale per il fattore di sensibilità si ottengono le unità di insulina da aggiungere a quanto già calcolato per correggere la glicemia.
Ipotizzando un’eccedenza di insulina pari a 80 mg/dl il calcolo sarebbe il seguente:

 

eccedenza misurata espressa in mg/dl : calo previsto per ogni unità aggiunta (fattore di sensibilità) = unità da aggiungere al fabbisogno insulinico stimato
80 mg : 40 mg = 2.0 U

 

 

 

 

 

 

PROPRIETA’ NUTRIZIONALI DELLA LIQUIRIZIA

Area storica di produzione e consumo:
In Italia la liquirizia trova localizzazione quasi esclusivamente nella Regione Calabria dove si concentra circa l’80% della produzione nazionale, principalmente proviene dalla zona costiera della Calabria e dall’area pedemontana che costeggia lungo il suo corso: L’area di maggiore trasformazione della “Liquirizia di Calabria DOP” è situata nei comuni di Castrovillari e Corigliano.

Legame col territorio: La liquirizia pianta originaria dell’area mediterranea, cresce in modo spontaneo lungo il litorale calabrese, dove natura del suolo e clima contribuiscono a determinare il contenuto di glycyrrhizina.
Esistono diverse varietà ma la più apprezzata è la Glabra.
Le radici (da cui si estrae il “succo o estratto”) di questa pianta, sono lunghe e penetranti, infestanti e concimanti come tutte le leguminose.

Nel mondo esistono anche altre piante che producono i seguenti tipi di liquirizia :

1- Astragalus glycyphyllum in Europa

2- Glycyrrhizia Epidota negli Stati Uniti

3- Hedysarum Mackenzii in Canada

Da sempre la liquirizia ha costituito per la Calabria una potenziale ricchezza, ma soltanto con l’intervento del Duca di Corigliano, che impiantò la prima fabbrica del genere (1715), agli albori dell’industrializzazione, essa divenne una fonte reale di progresso economico.
Altre aziende sorsero sempre nel 1700 e sempre nella Sibaritide, ad opera di nobili e ricche famiglie: Amarelli (1731), Abenante (divenuta poi Martucci nel 1808) e Labonia nel territorio del comune di Rossano e Castriota-Scanderbeg (divenuta poi Solazzi) in quello di Corigliano.
Nel corso del 1800 l’industria continuò a svilupparsi, conquistando, grazie alla bontà e genuinità del prodotto, i mercati d’Europa e d’America.
L’esportazione della liquirizia calabrese si consolidò ed ampliò nella seconda metà del secolo XIX ed ancora nel primo decennio del secolo XX.

Il suo prinicipio attivo è la glicirrizina con notevole potere dolcificante per cui viene usato nell’industria alimentare come aromatizzante nel confezionamento di dolciumi.Dalla liquirizia si produce un liquore che ha effetti favorenti i processi digestivi.

Oltre ad essere ingerito il prodotto finale, vengono ,masticate le radici che pare abbiano effetto positivo su chi abbia intrapreso un processo virtuoso per smettere di fumare o per favorire la digestione.

 

Nella Glabra sono altresì presenti due fenoli: il timolo e il carvacrolo che hanno le caratteristiche antiossidanti di tutti i fenoli.

Inoltre un flavonoide presente nella liquirizia l’Isoliquiritigenin (ILN) è ben noto come potenziale inibitore dell’espressività del COX-2.La ciclossigenasi(COX) è un enzima che sovraintende alla conversione delle prostaglandine a partire dall’acido arachidonico.Un cattivo funzionamento del COX-2 è stato ampiamente documentato nei casi di evoluzione delle neoplasie della mammella.

Recenti studi in campo diabetologico hanno dimostrato in studi in vitro e sperimentali sui ratti obesi che nella liquirizia è contenuta una sostanza, l’AMORFRUTIN.Le Amorfrutine sono una famiglia di sostanze contenute nella liquirizia con alta affinità con i recettori PPARγ, potenti regolatori del metabolismo lipidico e glicidico.Questo meccanismo è stato utilizzato in Diabetologia ; è stata creata una classe di farmaci i tiazolidinedioni, che sono potenti antidiabetici orali con lo stesso meccanismo di azione delle amorfrutine ma sfortunatamente ma con effetti collaterali specie a livello epatico.Questa peculiarità della amorfrutin la rende molto interessante e se ne potrebbe ipotizzare il suo uso clinico nelle malattie metaboliche quali il diabete mellito tipo 2 e l’insulinoresistenza nonché nei disturbi del metabolismo lipidico.

Infine i polifenoli contenuti nella radice etanolica della liquirizia producono un’azione benefica rallentando l’evoluzione dei processi aterosclerotici attraverso la riduzione dello stress ossidativo e perciò utili nei pazienti con malattie croniche cardiovascolari in assenza di scompenso e/o ipertensione in quanto il suo effetto sulla ritenzione idrica peggiorerebbe queste due patologie.

 

 

Un doveroso ringraziamento allo staff di www.tropea.biz dal quale abbiamo tratto le informazioni storiche relative alla presente pubblicazione..

 

Bibliografia

 

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4.Tutti I cibi dalla A alla Zeta Renzo Pellati Oscar Guide Mondadori Anno 2009

 

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Amorfrutin B is an efficient natural peroxisome proliferator-activated receptor gamma (PPARγ) agonist with potent glucose-lowering properties.

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  1. Proc Natl Acad Sci U S A.2012 May 8;109(19):7257-62. doi: 10.1073/pnas.1116971109. Epub 2012 Apr 16.

Amorfrutins are potent antidiabetic dietary natural products.

Weidner Cde Groot JCPrasad AFreiwald AQuedenau CKliem MWitzke AKodelja VHan CTGiegold S,Baumann MKlebl BSiems KMüller-Kuhrt LSchürmann ASchüler RPfeiffer AFSchroeder FCBüssow KSauer S.

Otto Warburg Laboratory, Max Planck Institute for Molecular Genetics, Ihnestrasse 63-73, 14195 Berlin, Germany.

 Giuseppe Pipicelli            

Liquirizia di Calabria D.O.P.

PROPRIETA’ NUTRIZIONALI DEGLI AGRUMI

Giuseppe Pipicelli                                                                                             Anna Laura Badolato

 

Gli agrumi sono molto importanti nella nostra alimentazione ed, infatti, entrano a pieno diritto nella Dieta Mediterranea.

 

Ricchi di antiossidanti sono un efficace presidio di protezione nelle malattie cardiovascolari e metaboliche.

Nelle diete ipocaloriche sono molto indicati in quanto contengono poche calorie e hanno un alto potere saziante.

Si consiglia di assumerli senza levare la cuticola esterna che si vede levando la buccia in quanto contiene fibre che hanno un effetto molto positivo nella regolazione intestinale.

 

Recenti studi internazionali stanno valutando le proprietà terapeutiche sostanze contenute negli agrumi nel trattamento delle neoplasie , delle infezioni batteriche e virali con risultati molto incoraggianti.

All’aumentare del livello degli ossidanti nelle arance, per esempio, aumentano i benefici sullo stato di salute dell’individuo.

Tra queste sostanze particolare valenza ha il β-carotene contenuto nella polpa delle arance come potente antiossidante nei processi in cui lo stress ossidativo è particolarmente presente.

Negli agrumi, in misura diversa a secondo del tipo di agrume stesso sono presenti molte sostanze antiossidanti tra cui flavonoidi,acidi fenolici .Tra I flavonoidi , nel corso di sperimentazioni scientifiche, l’Apigenina si è dimostrata la più efficace inducendo, nella patogenesi delle neoplasie pancreatiche, una morte delle cellule tumorali e una significativa riduzione della replicazione di queste cellule.

La polpa dell’arancia , fonte importante di vitamina C e flavonoidi, è inoltre un fattore cardiovascolare protettivo come dimostrato in uno studio condotto su 80 soggetti adulti affetti da osteoartrite.

Siccome tutti gli agrumi sono fonte importante di vitamina C e Flavonoidi va da sé che tale proprietà, seppur con le dovute differenze, può essere applicata a tutti gli agrumi.

Gli agrumi I.G.P. Calabresi sono le clementine e il limone di Rocca Imperiale.

Pur avendo in generale le caratteristiche e le proprietà nutrizionali proprie degli agrumi presentano alcune differenze che li caratterizzano.

Limone di Rocca Imperiale

Il limone è,tra gli agrumi, quello a più basso contenuto calorico.Ideale nelle diete ipocaloriche ma poco sfruttato come frutto per il suo gusto fortemente acidulo mentre viene molto consumato come bevanda molto dissetante (contiene meno di 20 calorie ogni 100 gr.).ha il vantaggio di essere disponibile tutto l’anno per i molteplici usi che se ne fanno in cucina.

Il limone di Rocca Imperiale si contraddistingue per essere molto succoso e la totale assenza di semi.E’ molto facile da sbucciare e la buccia viene utilizzata per produrre essenze per uso alimentare (limoncello) e nella preparazione di svariati tipi di dolci.

Clementine di Calabria

Prive di semi e facili da sbucciare contengono una quantità elevata di succo e polpa.La buccia, abbastanza spessa, è utilizzata per la produzione di olii essenziali.

COMPOSIZIONE CHIMICA DEL LIMONE (per 100 gr.) Fonte I.N.R.A.N.

Parte edibile (%): 64
Acqua (g): 89.5
Proteine (g): 0.6
Lipidi(g): 0
Colesterolo (mg): 0
Carboidrati disponibili (g): 2.3
Amido (g): 0
Zuccheri solubili (g): 2.3
Fibra totale (g): 1.9
Fibra solubile (g):  
Fibra insolubile (g):  
Alcol (g): 0
Energia (kcal): 11
Energia (kJ): 46
Sodio (mg): 2
Potassio (mg): 140
Ferro (mg): 0.1
Calcio (mg): 14
Fosforo (mg): 11
Magnesio (mg):  
Zinco (mg):  
Rame (mg):  
Selenio (µg):  
Tiamina (mg): 0.04
Riboflavina (mg): 0.01
Niacina (mg): 0.3
Vitamina A retinolo eq. (µg): 0
Vitamina C (mg): 50
Vitamina E (mg):  

 

 

COMPOSIZIONE CHIMICA DELLE CLEMENTINE (per 100 gr.) FONTE I.N.R.A.N.

Parte edibile (%): 75  
Acqua (g): 87.5  
Proteine (g): 0.9  
Lipidi(g): 0.1  
Colesterolo (mg): 0  
Carboidrati disponibili (g): 8.7  
Amido (g): 0  
Zuccheri solubili (g): 8.7  
Fibra totale (g): 1.2  
Fibra solubile (g):    
Fibra insolubile (g):    
Alcol (g): 0  
Energia (kcal): 37  
Energia (kJ): 155  
Sodio (mg): 4  
Potassio (mg): 130  
Ferro (mg): 0.1  
Calcio (mg): 31  
Fosforo (mg): 18  
Magnesio (mg):    
Zinco (mg):    
Rame (mg):    
Selenio (µg):    
Tiamina (mg): 0.09  
Riboflavina (mg): 0.04  
Niacina (mg): 0.3  
Vitamina A retinolo eq. (µg): 12  
Vitamina C (mg): 54  
Vitamina E (mg):    

 Bibliografia

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University of Yaounde I, Cameroon. juliusoben@hotmail.com

 

 

 

 

 

 

ASPETTI NUTRIZIONALI NEL SOGGETTO AFFETTO DA DIABETE MELLITO

Giuseppe Pipicelli – Nicola Cardamone – Mary Pascale

I consigli nutrizionali contenuti nel presente articolo sono tratti da un volumetto prodotto dalla U.O.C. di Diabetologia e Dietologia Territoriale della A.S.n.7 di Catanzaro e distribuito ai pazienti diabetici al termine di un corso di educazione alimentare.

 

 

   L’alimentazione del soggetto con diabete mellito di tipo 1 e 2 ha un ruolo importantissimo.

Se il soggetto diabetico è ben compensato l’alimentazione è molto simile a quella di un individuo sano e deve chiaramente ispirarsi alla DIETA MEDITERRANEA. Tale modello alimentare, infatti, è quello più salutare e ormai accettato in tutto il mondo, modello in grado sia di prevenire la comparsa di malattie cardiovascolari e metaboliche ( tra le quali appunto il diabete mellito 2 ), sia di migliorare alcune malattie quando presenti.

 

 

FABBISOGNO ENERGETICO

 

   Il fabbisogno energetico del soggetto diabetico è simile a quello del soggetto normale.

La quantità di calorie è di 30-35 Kcal/Kg/die ( un uomo di 70 Kg ha bisogno di circa 2100 Kcal al giorno ). Pertanto, se il soggetto diabetico ha un “peso desiderabile” nella norma può ingerire questa quantità di calorie ogni giorno.

   Spesso, però, il soggetto con diabete mellito di tipo 2 è obeso ( l’obesità è infatti responsabile nell’80-90% dei casi di diabete mellito 2 ) ed allora il fabbisogno energetico giornaliero deve essere ridotto di 500-700 Kcal/die per avere una perdita di peso graduale e lenta nel tempo. La perdita di peso è responsabile del miglioramento della glicemia e della malattia diabetica.

 

NUMERO DI PASTI

 

   Il numero dei pasti ha una importanza fondamentale nel soggetto diabetico ed ha la funzione di mantenere la glicemia più stabile durante la giornata. Mentre un individuo sano può assumere tre pasti al giorno, il soggetto diabetico dovrebbe fare quattro-cinque pasti al giorno:

  • Prima colazione
  • Spuntino di metà mattina
  • Pranzo
  • Spuntino di metà pomeriggio
  • Cena

 

   A volte è necessario assumere sei pasti al giorno, aggiungendo ai precedenti un altro spuntino serale ( intorno le ore 22.00 ).

 

 

PROTEINE

 

   Il fabbisogno di proteine consigliato è di 1 gr/Kg/die, come per un soggetto normale e ciò corrisponde al 15% circa dell’apporto calorico di tutta la giornata.

Le proteine sono sostanze ( nutrienti ) che si trovano nei “secondi piatti” da mangiare tutti i giorni, sia a pranzo che a cena, facendoli debitamente ruotare durante la settimana.

 

 

LIPIDI O ACIDI GRASSI

 

   Gli acidi grassi devono costituire il 25-30% dell’apporto calorico totale.

Attenzione ai cosiddetti “grassi invisibili”, quali quelli contenuti nei formaggi, negli insaccati, in alcuni tipi di carne o pesce, nelle uova. Un eccesso nella loro ingestione porta ad un esagerato apporto di calorie e questa abitudine scorretta, se mantenuta nel tempo, porta ad un aumento di peso con peggioramento della malattia diabetica.

Da limitare l’assunzione di grassi saturi e di colesterolo

 

 

CARBOIDRATI O GLUCIDI O ZUCCHERI

 

   I carboidrati devono rappresentare il 50-55% dell’apporto calorico totale giornaliero e se il soggetto è normopeso ( utente con diabete mellito 1 ) possono anche rappresentare il 55-60% .

   Devono essere per l’80% “zuccheri complessi” ( amido ), per il 20% “zuccheri semplici”.

   Nella malattia diabetica si deve considerare il cosiddetto “INDICE GLICEMICO”, in base al quale alcuni alimenti che contengono carboidrati devono essere limitati perché fanno salire più velocemente la glicemia. Si ribadisce il concetto di “limitati” e NON vietati, proibiti, cioè possono essere mangiati dal soggetto con diabete mellito 1 e 2 saltuariamente.

 

Questi alimenti sono:

 

  pane bianco, carote, patate, zucca gialla, cornflakes, crackers, gnocchi di  

     patate, grissini, mais, polenta, popcorn, riso, semolino, dolci e dolciumi vari    

   ( merendine, brioscine etc ), caramelle zuccherate, bevande zuccherate, succhi

   di frutta, ananas, banane,   castagne, cocomero, fichi, fichi d’india, loti,  

   melone, frutta candita, frutta sciroppata, datteri, fichi secchi, nocciole, prugne

   secche, uva passa, uva sultanina, zucchero.

 

 

 

 

 

 

VITAMINE, SALI MINERALI E FIBRE

 

   Nell’ambito di una alimentazione varia ed equilibrata queste sostanze devono essere ingerite tutti i giorni attraverso alimenti come la verdura, la frutta, i cereali integrali, i legumi etc.

La quantità di fibre da ingerire è di circa 25-30 grammi al giorno.

ACQUA

    L’acqua è un nutriente essenziale per l’organismo umano. Circa il 60% del peso corporeo è costituito da acqua.

Il fabbisogno giornaliero di acqua nel soggetto diabetico è di un litro-un litro e mezzo.

   Da ricordare che in estate si deve bere più acqua ( dai due ai tre litri ) rispetto all’inverno.

ALCOOL

 Le bevande alcoliche devono essere assunte con moderazione dal soggetto diabetico.

   Se il peso corporeo è normale, in tutta la giornata sono consigliati 2-3 bicchieri di vino rosso per l’uomo e 2 bicchieri di vino rosso per la donna, da consumare ai pasti principali.

   Se il soggetto è in sovrappeso/obeso è preferibile eliminare totalmente le bevande alcoliche sia nell’uomo che nella donna per un certo periodo di tempo.

 FREQUENZA DI   ASSUNZIONE   CONSIGLIATA DEGLI   ALIMENTI

 Tutti gli alimenti che si ingeriscono devono essere “ruotati” durante la settimana, per assicurare variabilità e completezza nutrizionale.

   Pertanto, gli alimenti dovrebbero essere assunti secondo la seguente indicazione:

  • La carne 3-4 volte a settimana ( preferendo la carne bianca )
  • Il pesce 2-3 volte a settimana
  • I legumi 1-2 volte a settimana
  • Le uova 2 volte a settimana
  • I formaggi 2-3 volte a settimana
  • Gli insaccati/affettati 1-2 volte a settimana
  • Tutti i giorni, sia a pranzo che a cena, una porzione di verdura e di frutta
  • Cereali a basso indice glicemico (pasta, riso parboiled) una porzione al dì
  • Pane due porzioni al dì

 Le quantità degli alimenti variano da persona a persona e saranno quantificate in sede di indagine alimentare

CONSIGLI ALIMENTARI IN OCCASIONI PARTICOLARI

  • Il consumo dei dolci non è vietato, purché avvenga soltanto occasionalmente e sempre al termine di un pasto principale e mai fuori pasto. Il dolce va assunto in quantità moderata e si dovrà ridurre in quel pasto l’assunzione di altri carboidrati, pasta, pane e frutta e si dovrà aumentare la quantità di verdura. Alcune volte può essere necessario aumentare la quantità di insulina.
  • In occasione di pasti fuori casa ( cene con amici, compleanni, matrimoni etc ) si dovrà limitare le porzioni di cibi assunti ( mezze porzioni ) e se necessario si aumenterà la quantità di insulina.

CONSIGLI RELATIVI ALL’ATTIVITA’ FISICA

 Come per il soggetto normale, anche per il soggetto diabetico l’attività fisica, praticata con regolarità e costanza, è estremamente importante.

   E’ sufficiente compiere quotidianamente brevi passeggiate e, se possibile, praticare attività sportiva sotto la guida del proprio medico curante e medico diabetologo che ha in cura il soggetto diabetico.                         

Piccole strategie da applicare regolarmente possono essere le seguenti: 

à       passeggiare 30 minuti tre volte a settimana, poi 45 minuti cinque volte a settimana.

à       Oppure passeggiare 30 minuti cinque-sei volte a settimana.

à       Fare le scale a piedi sia a “salire” che a “scendere”.

à       Lasciare la macchina distante rispetto a dove si deve andare per fare così un tratto di strada a piedi.

 METODI DI COTTURA

 CARNE E PESCE           = alla griglia, in umido, lessati, al cartoccio, al

                                            forno a microonde

 VERDURE O ORTAGGI   = al forno, lessati, al vapore, se possibile crudi

 

UOVA                                 = alla coque, in camicia, sode, strapazzate, a

                                               frittatina, con il latte

 PER DOSARE IN MODO SEMPLICE ALCUNI ALIMENTI RICORDI CHE:

 1 cucchiaino da caffè di PARMIGIANO                                         equivale a 5 gr ca.

1 cucchiaino da caffè di ZUCCHERO                                             equivale a 5 gr ca.

1 cucchiaino da caffè di BURRO                                                     equivale a 4 gr ca.

1 cucchiaino da caffè di OLIO EXTRAVERG. DI OLIVA             equivale a 4 gr ca.

1 cucchiaino da caffè di PASTINA                                                   equivale a 5 gr ca.

 

1 cucchiaio da minestra di BURRO                                                   equivale a 13 gr ca.

1 cucchiaio da minestra di OLIO EXTRAVERG. DI OLIVA           equivale a 13 gr ca.                                        

1 cucchiaio da minestra di PASTINA                                               equivale a 15 gr ca.

 

1 FETTA BISCOTTATA                                                                 equivale a 8 gr ca.

1 UOVO   INTERO                                                                          equivale a 60 gr ca.

1 VASETTO DI YOGURT                                                           equivale a 125 gr ca.

 

Una sana alimentazione per invecchiare in salute

Avere  uno stile di vita sano significa compiere scelte salutari in più ambiti della vita quotidiana: praticare esercizio fisico regolare, adottare un’alimentazione corretta, sana ed equilibrata, non fumare,  imparare a gestire lo stress, ci aiuta a combattere tassi  elevati di Trigliceridi.

Spesso i trigliceridi si associano ad altri fattori di rischio  come il Diabete,  l’Ipertenzione e l’Obesità causa di malattie cardiovascolari.

Cosa sono i Trigliceridi
Costituiscono la maggior parte del materiale lipidico (grassi) che ingeriamo con gli alimenti
Essi svolgono nel nostro organismo essenzialmente la funzione di riserva energetica: le calorie in eccesso, quindi, vengono trasformate in queste sostanze, per poter essere immagazzinate con facilità. Il loro aumento dipende nella maggior parte dei casi da una scorretta alimentazione.

Come tenerli sotto controllo
Riducendo  l’assunzione di tutti i cibi,  equilibrando  l’apporto calorico tra i vari nutrienti, aumentando il dispendio energetico, e migliorando il peso corporeo, si otterrà la riduzione dei trigliceridi. Se ciò non bastasse il Curante interverrà con terapia farmacologia.

Quali alimenti prediligere
Gli zuccheri complessi a lenta digeribilità, come la pasta preparata e cotta “all’italiana”, vengono assorbiti più lentamente dall’intestino rispetto agli zuccheri semplici, o anche rispetto agli zuccheri complessi a più rapida digeribilità, come quelli contenuti per esempio nel pane e nelle patate.
Di conseguenza, essi entrando meno velocemente nel sangue, stimolano una minore produzione di trigliceridi da parte del fegato. Anche il fruttosio, lo zucchero presente nella frutta, soprattutto in quella autunnale (cachi, fichi, uva) ed esotica (banane, mango, ananas,ecc.) rappresenta un potente stimolo alla produzione di trigliceridi. Si consiglia pertanto di preferire il più possibile cereali e derivati non raffinati (integrali), di limitare la frutta (in particolare quella più zuccherina) a 2-3 frutti al giorno (300-400g) e di ridurre il più possibile, o meglio evitare, lo zucchero e le bevande dolci.

 
La verdura è ricca di fibra alimentare, che svolge una efficace azione di controllo dell’assorbimento intestinale dei grassi. La fibra contenuta nei legumi (che sono tra l’altro ricchi di zuccheri a lenta digeribilità) è particolarmente interessante, da questo punto di vista.
Inoltre la fibra vegetale è scarsamente sensibile alla cottura: l’effetto descritto, pertanto, si mantiene anche nella verdura cotta.

Quali Grassi preferire?
Gli oli vegetali, ricchi di grassi insaturi.
I grassi saturi, caratteristici dei cibi di origine animale, ma largamente presenti anche in grassi vegetali come l’olio di palma e di cocco, come nelle margarine e negli alimenti che li contengono, tendono a stimolare la produzione di colesterolo e di trigliceridi da parte del fegato, mentre i grassi insaturi,di cui sono ricchi gli oli vegetali, come l’olio di mais, svolgono un effetto opposto.

RIDURRE SENSIBILMENTE O ELIMINARE L’ALCOL
L’alcol in tutte le sue forme (vini, liquori, birra) stimola in molti soggetti un’intensa produzione di trigliceridi da parte del fegato. In presenza di ipertrigliceridemia, pertanto, è necessario un controllo
o meglio  l’abolizione di questa sostanza.
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AUMENTARE IL CONSUMO DI PESCE
I grassi di alcuni pesci (anguilla, tonno fresco, salmone fresco, sarde, sardine, sgombro, aringhe) sono caratterizzati da tre interessanti proprietà: sono efficaci nell’abbassare il tasso dei trigliceridi
nel sangue, svolgono un’azione antitrombotica (simile entro certi limiti a quella, ben nota, posseduta dall’aspirina) e sono inoltre dei buoni antiaritmici.
Consumare pesce almeno 2 o 3 volte a settimana (o almeno un apporto adeguato di acidi grassi omega-3 da alimenti integrati o arricchiti) dovrebbero entrare stabilmente nell’alimentazione.

FARE ATTIVITÀ FISICA
Aumentare la propria attività fisica contribuisce in vari modi a normalizzare il tasso dei trigliceridi. Può aiutare a controllare il peso corporeo, un elemento, come si ricordava, di riconosciuta importanza da questo punto di vista, ed aiuta inoltre i muscoli a “bruciare” meglio i trigliceridi stessi per produrre
l’energia necessaria per il movimento.
Praticare un’adeguata attività fisica, tra l’altro, è un elemento essenziale di ogni ricetta per il benessere e la salute.

Consigli
Un elevato tasso di trigliceridi nel sangue può essere la conseguenza di malattie a carico del rene (la sindrome nefrosica, per esempio), del diabete mellito, o dell’uso di certi farmaci. Il curante, talvolta con l’aiuto di alcuni esami appropriati, potrà chiarire la causa della ipertrigliceridemia ed attivare,
a questo punto, un intervento terapeutico mirato.
Il curante potrà decidere, in certe situazioni, la prescrizione di  farmaci specifici per ridurre il tasso dei  trigliceridi nel sangue. Questi farmaci vanno assunti con continuità, come i farmaci per il diabete o la pressione o il colesterolo.
Se i farmaci procurano disturbi (cosa che accade peraltro raramente), non sospendete il trattamento, ma
consultatevi con il vostro medico. Per misurare correttamente il tasso dei trigliceridi, e vedere se esso si è modificato dopo una dieta adeguata o grazie all’effetto di un farmaco, è necessario essere a digiuno, al momento del prelievo, da almeno 12 ore, ed aver consumato, la sera precedente, un pasto leggero.

a cura di Gabriella Violi Dietista

Le proprietà nutrizionali dell’olio di oliva

L’olio di oliva inserito nel contesto della dieta mediterranea ha riconosciute proprietà terapeutiche che andiamo ad esaminare in base ad una serie di lavori scientifici internazionali pubblicati sulla Medline che hanno investigato tali proprietà appunto.

La scoperta delle proprietà cardioprotettive della dieta mediterranea è uno dei più grandi successi dell’epidemiologia nel cui contesto riveste importanza significativa ha il consumo di olio di oliva.
Tra i meccanismi di cardioprotezione vi è la diminuzione dell’attivazione del NF-kappaB nelle cellule mononucleari.
L’endotelio è coinvolto nei processi di sviluppo dell’aterosclerosi considerata una malattia infiammatoria.In questo contesto l’olio d’oliva ha un effetto benefico nel prevenire questo tipo di  infiammazione.La capacità antinfiammatoria è dovuta alla presenza dei polifenoli che ritroviamo anche  nel vino, nel tè , in vari frutti e nella verdura come anche nella cioccolata e negli altri prodotti del cacao e che hanno riconosciute capacità antiossidanti.tra questi composti fenolici  nell’olio di oliva e nel vino ritroviamo il tirosolo che ha spiccate proprietà antiossidanti ben dimostrabili con la riduzione dell’ossidazione delle LDL con azione diretta sulle stesse attraverso un meccanismo di legame.Altri compsti fenolici presenti nell’olio di oliva sono idrossitirosolo e oleuropeina , squalene ed acido oleico  che hanno anch’essi dimostrato spiccata attività antiossidante.Molti studi dimostrano che la frazione fenolica estratta dall’olio extravergine di oliva(OOPEs) si oppone agli effetti citotossici a livello degli eritrociti.La caratteristiche antiossidanti della dieta mediterranea nell’osteoporosi senile hanno dimostrato una sua minore incidenza nei paesi in cui la dieta mediterranea costituisce l’alimentazione quotidiana.
Per quanto riguarda le capacità cardioprotettive , la dieta mediterranea , ricca in olio vergine d’oliva, riduce il rischio cardiovascolare , migliora il profilo lipidico,riduce i valori della pressione arteriosa , normalizza il metabolismo del glucosio e previene la patologia trombotica. Inoltre rallenta  il declino delle funzioni cognitive nella demenza senile e nel morbo di Alzheimer.
Infine si è visto come nei paesi in cui l’olio di oliva è la maggiore sorgente di grassi si ha un’aspettativa di vita maggiore a quella registrata nei paesi in cui ciò non avviene.
Da ciò si dimostra che l’acido oleico ha un  effetto vascolare ateroprotettivo diretto e ciò si riflette sugli effetti benefici nella riduzione del rischio cardiovascolare e nell’insorgenza di alcuni tipi di tumore(cancro del colon , della pelle e al seno).
Da segnalare, infine che il quotidiano consumo di verdura e di olio di oliva sono inversamente ed indipendentemente associate con il rischio di insorgenza di artrite reumatoide nella popolazione generale.Anche questo effetto è legato alle proprietà antiossidanti dell’ acido grasso n- 9 contenuto in alte quantità nell’olio di oliva.
In conclusione la dieta mediterranea e, nel suo contesto un consumo significativo di olio extravergine di oliva ,anche grazie alla presenza dei polifenoli, hanno effetto cardioprotettivo riducendo il rischio cardiovascolare , migliorando i parametri glicolipidici, prevenendo la comparsa di tumori intestinali, mammari e cutanei , preservando le capacità cognitive nell’anziano e aumentando l’aspettativa di vita.

TABELLA NUTRIZIONALE DELL’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA Fonte I.N.R.A.N.)

Parte edibile (%) 100
Acqua (g)          tr
Proteine (g)          0
Lipidi(g)        99,9
Carboidrati(g)          0
Amido(g)          0
Zuccheri solubili(g)  0
Fibra totale          0
Energia (kcal)        899
Energia (kJ)       3762
Sodio                 tr
Potassio         tr
Ferro                0.2
Calcio                  0
Fosforo                  0
Tiamina                  0
Riboflavina          0
Niacina                  0
Vit.A ret.eq.          0
Vit. C                  0
Vit. E                 36
Bibliografia:

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Giuseppe Pipicelli
Direttore U.O.C. Diabetologia e Dietologia A.S.P. Catanzaro
Coordinatore Nazionale Gruppi di Studio A.D.I.

 

Proprietà nutrizionali del vino

Le proprietà terapeutiche del vino rosso sono da tempo conosciute e sono state esaltate dalla dieta mediterranea.Tali proprietà sono legate a componenti del vino che andremo ad esaminare in base agli studi internazionali in proposito.

Alla base vi è la presenza dei polifenoli che hanno un effetto antiinfiammatorio più pronunciato nel vino rosso, appunto rispetto anche ad altre bevande alcoliche(gin per es.).
Tra i componenti del vino il resveratrolo  (3,4′,5-trihydroxy-trans-stilbene) possiede proprietà chemio protettive contro alcuni tipi di cancro tra cui quello della prostata inibendo la replicazione delle cellule tumorali ed accellerandone la morte.Inoltre il resveratrolo promuove la produzione di ossido nitrico,inibisce l’aggregazione piastrinica,incrementa i livelli di HDL colesterolo contribuendo così alla cardioprotezione.
Come tutti i polifenoli il resvetarolo si trova per la maggior parte nelle bucce, nei raspi e nei vinaccioli. È da qui che si può intuire il motivo per cui è il vino rosso a essere più ricco di sostanze benefiche per la salute. Le tecniche di vinificazione dei vini rossi prevedono, infatti, una fermentazione del mosto a contatto con le bucce. Al contrario, nei vini bianchi (molti prodotti anche da uve a bacca nera) le uve vengono pressate, diraspate e separate da bucce e raspi.
Il vino rosso contiene circa da 1,5 a 3,0 mg di resveratrolo per litro.
Oltre al resveratrolo il flavonoidi polifenolici,gli antociani, l’ubiquinone e la melatonina sembra abbiano(gli studi sono ancora in fase iniziale) effetti positivi nella terapia del glaucoma.
In effetti un moderato consumo di vino rosso riduce il rischio cardiovascolare incrementando i livelli di colesterolo HDL.Altri potenziali meccanismi di cardioprotezione sono legati alla normalizzazione delle funzione piastrinica con riduzione degli episodi trombotici.
Anche il proantociano ha pronunciate attività antiossidative con effetto benefico sui processi aterosclerotici e nei pazienti diabetici.
Altro componente con attività antiossidante presente nel vino e nell’olio di oliva è il tirosolo con effetti sovrapponibili a quelli del resveratrolo.
Recenti studi in vitro hanno dimostrato che sono i composti fenolici, piuttosto che l’etanolo, ad avere l’attività antiossidante nella protezione del colesterolo LDL e che il vino rosso ha un effetto più rilevante rispetto a quello bianco. Alcuni studi hanno dimostrato come il consumo di vino dealcolizzato prevenga ugualmente l’ossidazione delle LDL, implicando il fatto che altri composti oltre all’etanolo siano responsabili dell’effetto cardioprotettivo del vino.
Tra i vini che contengono quantità significative di di sostenza protettive annoveriamo :Cirò, Barbaresco, Barolo, Barbera, Grumello, Inferno, Bonarda, Valpolicella, Sangiovese, Brunello da Montalcino, Montepulciano, Sagrantino, Montefalco, Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon, Merlot.
In conclusione il vino è una ricca sorgente di polifenoli, antociani e flavonoidi con effetti benefici sopra descritti soprattutto in alcuni tipi di cancro e nelle malattie cardiovascolari e metaboliche.
Ciò evidenzia come un moderato quotidiano consumo di vino sia da ritenersi salutare come, d’altro canto, in maniera più generale, l’adozione della dieta mediterranea.
Infine non dobbiamo dimenticare che l’adozione della dieta mediterranea , per le proprietà cardioprotettive ed antiossidanti dei suoi componenti, si associa ad un’aspettativa maggiore di vita come ben descritto in numerosi studi internazionali che hanno appunto evidenziato come i popoli che affacciano sul Mediterraneo hanno un’aspettativa di vita maggiore rispetto a quelli dell’Europa del Nord che adottano uno stile alimentare molto differente da quello mediterraneo utilizzando altri tipi di condimento con consumo più elevato di grassi animali rispetto a quelli vegetali.

TABELLA NUTRIZIONALE DEL VINO (Fonte I.N.R.A.N.)

Parte edibile (%) 100
Acqua (g)         89,2
Proteine (g)           tr
Lipidi(g)            0
Carboidrati(g)            tr
Amido(g)            0
Zuccheri solubili(g)   tr
Fibra totale            0
Energia (kcal) 75
Energia (kJ)          314
Sodio                   4
Potassio           61
Ferro                  1.0
Calcio 
Fosforo 
Tiamina                    0
Riboflavina            0
Niacina               0
Vit.A ret.eq.            0
Vit. C                    0
Vit. E                    0

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Giuseppe Pipicelli
Direttore U.O.C. Diabetologia e Dietologia A.S.P. Catanzaro
Coordinatore Nazionale Gruppi di Studio A.D.I.