Diabaino News – Alimentazione e Diabete

La Terapia Alimentare nella persona con diabete mellito deve assicurare degli obiettivi nutrizionali che lo aiutino a mantenere a target la glicemia, vediamo di cosa si tratta:

  1. Mantenere costante il valore della Glicemia, evitando picchi glicemici post-prandiali;
  2. assicurare un idoneo apporto di Carboidrati senza scendere sotto la dose giornaliera di 150 grammi, posizionando la quota giornaliera dei Glucidi attorno al 55% del fabbisogno calorico giornaliero, con il 15% di Proteine e il 30% di Lipidi, di cui almeno il 10% di Monoinsaturi: quote analoghe a quelle del soggetto sano.
  3. Tenere sotto controllo il peso corporeo possibilmente con un IBM (Indice di Massa Corporea) entro la soglia del 25.
  4. L’alimentazione Giornaliera dovrebbe essere suddivisa in 5/6 pasti di cui tre principali, colazione, pranzo e cena, con due/tre spuntini, mattina , pomeriggio e sera, così facend evitiamo un sovracarico di Carboidrati in specie pranzo e cena  con una riduzione di insulina
  5. Gli alimenti ricchi di fibra alimentare idrosolubile tardono l’assorbimento dei CHO evitando alterazioni Glicemiche elevate.
  6. La terapia alimentare di una persona con il diabete non si discosta di molto da una terapia per persone senza diabete. E’ necessario che la quota giornaliera dei CHO sia costante per non incorrere in una forma di autofagocitosi (mangiare se Stesso) praticamente cosa succede, l’assenza dei Carboidrati stimola l’autocannibalismo in quanto il corpo umano comincia a smontare le proprie Proteine muscolari al fine di ottenere il Glucosio. In assenza prolungata di Carboidrati, i sistemi metabolici tendono ad utilizzare gli Aminoacidi muscolari, ramificati e glucogenetici, al fine di ricavare l’Alanina: sostanza, questa, che, uscita dai muscoli, arriva al fegato dove viene trasformata in Glucosio. Quindi se si segue una alimentazione a basso contenuto di Carboidrati, nel tempo, si rischia di perdere  massa magra muscolare e di ottenere una  perdita di  peso corporeo senza intaccare invece la massa grassa.

In altre parole, una riduzione di peso cui di fatto non corrisponde un reale dimagrimento. Dimagrire in modo sano, infatti, equivale a perdere grasso senza intaccare né massa muscolare né il patrimonio idrico corporeo.

Una dose giornaliera insufficiente di Carboidrati porta alla formazione della Chetosi con la comparsa nel sangue di Acetone, Acido Acetacetico e Acido Betaidrossibutirrrico. Questi corpi chetonici hanno anche l’effetto di calmare la sensazione di fame e procurano anche una leggera sensazione di euforia. Condizioni, queste, che può far continuare ad insistere con la dieta a basso contenuto di carboidrati per lungo tempo, con il rischio di perdere così molta massa magra muscolare conservando invece la massa grassa totale.

Il cervello ha bisogno di almeno 200 gr di Glucosio al giorno, in presenza di corpi chetonici si adatta alla mancanza di Glucosio attingendo energia proprio da questi.

Un corretto uso dell’Indice Glicemico  può orientare nella scelta degli alimenti in grado di apportare la dose giornaliera raccomandata di Carboidrati per evitare sfavorevoli condizioni metaboliche alla salute della persona con  diabete andiamo a conoscerlo.

L’indice glicemico è un sistema di misurazione della qualità dei carboidrati, basato su un punteggio da 0 a 100, in grado di differenziare i CHO che vengono digeriti,  metabolizzati velocemente, detti ad alto indice glicemico, da i CHO che lo sono lentamente, detti a basso IG. .

Quando  consumiamo un alimento a base di carboidrati, si verifica un innalzamento, seguito da una diminuzione, della concentrazione di zucchero nel sangue (glucosio). Questo fenomeno è chiamato: risposta glicemica, che non è altro che la capacità degli alimenti di incrementare la glicemia post prandiale rispetto ad un aliemento di riferimento ( glucosio o pane bianco con IG = a 100)

Il valore che deriva da questa misurazione, espresso in termini percentuali, è detto, appunto, indice glicemico di un determinato alimento.

 

Una porzione da 50 grammi di glucosio puro è il valore di riferimento comunemente utilizzato. Gli alimenti che si scompongono velocemente durante la digestione, come ad esempio il riso, hanno gli indici glicemici più alti. Si tratta di alimenti che determinano un aumento maggiore e più veloce dei livelli di zucchero nel sangue, rispetto a quelli con indici glicemici più bassi. Gli alimenti a basso indice glicemico, come ad esempio i fagioli, si scompongono più lentamente, rilasciando in modo graduale il glucosio nel sangue.

La risposta glicemica di un alimento è solo in parte prevedibile, essi dipendono, dal tipo di zucchero contenuto negli alimenti (saccarosio  – lattosio, fruttosio, glucosio ecc.) e dalla natura e forma dell’amido (alcuni sono più digeribili di altri).

Anche la cottura, la macinazione e i metodi di lavorazione usati, oltre che la quantità degli altri nutrienti presenti nell’alimento, come ad esempio i grassi e le proteine, possono influire sulla risposta glicemica. In aggiunta, il diverso metabolismo di ogni individuo e il momento della giornata in cui viene assunto il carboidrato possono influire sulla risposta glicemica.

 

Gabriella Violi

Dietista

 

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